Questo film segna una cesura tra il cinema del XX secolo e quello del XXI. Sembrerebbe che si sia chiuso un cerchio. Segna da un lato il ritorno alle origini e dall’altro lo spostamento in avanti delle frontiere tecnologiche dell’intrattenimento al cinema. Le origini ricompaiono nella prova trasognata di ricreare un universo di immagini, una nuova realtà, e soprattutto nella realizzazione della stereoscopia. Il cinematografo era nato sulla spinta di questa ossessiva ricerca dell’effetto di realtà declinata sulla riproduzione fedele della terza dimensione. Finalmente dopo un secolo di alterne vicende e fallimenti di vario tipo la stereoscopia sembra aver conquistato il suo primo successo. La creazione di un nuovo universo sposta la ricerca dell’effetto di realtà nella creazione di una nuova realtà. Generata dall’immaginario di una generazione che ha sognato con il cinema e vuol fare sognare le nuove generazioni senza dimenticare la sacralità dei luoghi reali dove viviamo. Direbbe Francesco Casetti ecco il “cinema 2.0″ e aggiungerei parafrasandolo: è finito il secolo monoculare del cinema. All’occhio del novecento si è aggiunto il secondo completandolo. In una specie di partenogenesi il cinema rinascendo è cresciuto ulteriorermente e ha mosso i primi passi nel futuro.
