“Oggi niente scuola, la maestra è malata e non c’è nessuno che la sostituisce.
Il comune non ha i soldi per pagare le supplenti. Riportatevi i bambini a casa.” Più o meno testualmente, questa è la comunicazione ufficiosa dataci per voce dai collaboratori scolastici qualche giorno fa alla scuola dell’infanzia del comune ospitata nei locali della scuola Ferrara di Piazza Magione.
Increduli e basiti i genitori che alla spicciolata portavano i propri bimbi a scuola fanno marcia indietro rimuginando la soluzione più idonea per affrontare la giornata di lavoro serenamente. Chi ha potuto si è riportato i bimbi a casa, chi doveva affrontare la giornata lavorativa in assenza di nonni, zii e baby sitter si è recato al lavoro con i propri. Parlando il giorno dopo con la signora che viene a fare le pulizie: “Signora me figghio è una simana ch’i è ‘a casa”. Scopro così che quello che è capitato a noi è la normalità di questi giorni invernali. Bisogna cioè scongiurare giorno dopo giorno che la maestra non si ammali per non avere brutte sorprese al mattino.
Come commentare un fatto del genere? Si potrebbe parlare del danno arrecato alle famiglie con entrambi i genitori lavoratori: portare i bimbi sul luogo di lavoro non solo è spiacevole per il datore di lavoro, si diventa improduttivi oltre che fastidiosi all’ambiente e ai colleghi e i bimbi si annoiano presto. Si aggiunga che l’interruzione di un pubblico servizio oltre che configurarsi come reato danneggia la comunità dell’utenza. Si potrebbe parlare della sottrazione del diritto allo studio, delle mancate occasioni di apprendimento e di socialità che i bimbi di ogni età desiderano. Ci sarebbero tante considerazioni da fare ma mi limiterò alle conclusioni. Chi amministra questa città da quasi dieci anni non ama i bambini. Alcuno spazio attrezzato è previsto per loro in nessun giardino o villa comunale. Si pensi a villa Garibaldi di Piazza Marina chiusa da più di due mesi; a villa Trabia per la quale dobbiamo ringraziare l’associazione degli ottici, al Giardino Inglese dove gli unici giochi possibili sono le giostrine a pagamento, al deserto di villa Giulia, al Foro Italico che langue al suo naturale e irreversibile degrado, la quotidiana trasformazione del suo prato in campo di calcio è la dimostrazione di quanta sete ci sia di spazi verdi e attrezzati per il gioco e il tempo libero. I costi, fra l’altro esigui, delle politiche sociali, si spiegherà, sono stati ridotti a vantaggio delle altre emergenze critiche: la raccolta dei rifiuti, l’inquinamento dell’aria, il trasporto pubblico urbano…
Mi aspetterei una risposta, delle scuse, delle spiegazioni, segno di civiltà e rispetto della comunità, da parte del sindaco e del suo assessore alla pubblica istruzione. Ahimè, so che non arriveranno. Sarebbero balbettii, acrobazie di retorica politica, vacui esercizi di chi pratica la politica del nulla.
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